L’impatto nascosto delle notti agitate
L’insonnia da ansia non è solo “non dormire”.
È andare a letto con la testa piena, cambiare posizione mille volte, guardare l’orologio e fare calcoli: “se mi addormento adesso, dormo ancora cinque ore… quattro… tre…”.
È svegliarsi nel cuore della notte con il cuore che batte forte, senza un motivo chiaro.
Il lato negativo è doppio:
la notte non riposi, il giorno dopo non ti senti te stesso.
Col tempo, il corpo inizia ad associare il momento di andare a letto a qualcosa di minaccioso. Non è più un luogo di riposo, ma di tensione anticipatoria.
“E se anche stanotte non dormo?”
“E se domani sarò uno straccio?”
Questi pensieri tengono il sistema nervoso attivo, rendendo ancora più difficile rilassarsi.
Il giorno dopo ti svegli:
- stanco
- irritabile
- meno concentrato
- più vulnerabile ai pensieri ansiosi
Il rischio è entrare in un ciclo: non dormo → il giorno dopo sto peggio → temo la notte successiva → dormo ancora meno.
Questo è uno dei lati più logoranti dell’ansia: interferisce con la capacità naturale del corpo di recuperare.
Ma riconoscere questo meccanismo è importante per un motivo:
l’insonnia non è “colpa tua” e non è una prova che sei “rotto”. È una risposta coerente di un sistema nervoso in allerta.
E allo stesso modo in cui ha imparato ad associarci ansia, può, con il tempo, reimparare a ritrovare calma.



